#Cantin&Vini – Sandro De Bruno a Montecchia di Crosara (VR)

28 luglio 2017 Raffaello De Crescenzo

Alla scoperta della Cantina “Sandro De Bruno” a Montecchia di Crosara (VR)

Proseguiamo il nostro breve tour estivo in Veneto, parlando di un’altra realtà molto interessante: Sandro De Bruno.

Il nome significa “Sandro di Bruno“, ovvero Sandro figlio di Bruno ed è un’usanza tipica veneta. Il nonno dell’attuale titolare lavorò per 25 anni dalle parti di Chicago e, tornato in Italia, acquistò alcuni terreni in collina per poi iniziare a produrre vino negli anni venti del solo scorso assieme al figlio.

L’origine della famiglia risale al paese di  Terrossa, frazione del Comune di Roncà.
L’Azienda fin da subito fu in grado di gestire l’intera produzione, dalla vigna al vino.
Da una piccola cantina, nel 1955 partì la prima vera produzione e la cantina andò crescendo e strutturandosi ad un certo livello. Il 1962 fu l’anno di nascita dell’attuale titolare: Sandro Tasoniero.

Garganega e Durello erano i vitigni principali, per il 90%, mentre il restante 10% veniva coltivato a Merlot e tutta la produzione enologica si commercializzava in damigiane.
Negli anni ’70 il padre dell’attuale titolare viene a mancare e la gestione dell’azienda passa agli zii. Ad inizio degli anni novanta la proprietà viene divisa perché Sandro ha idee diverse rispetto agli zii e nel 2000 parte con un nuovo progetto di vigneti e cantina che porta dapprima alla produzione di uve da vino destinate alla vendita e poi,  dal 2007,  si comincia ad imbottigliare. Sandro Tasoniero si è avvalso del supporto dell’enologo Stefano Chioccioli fino a qualche anno fa, per poi prendere personalmente in mano anche tutta la produzione.
Una bella particolarità di questa azienda è l’utilizzo di soli sugheri monopezzo.

Attualmente l’Azienda vanta 15 ettari di proprietà e 8 in affitto. I suoli sono sia calcarei che vulcanici. I primi  conferiscono finezza al vino, mentre quelli vulcanici, danno longevità e corpo, ma anche una maggior rusticità.
Oggi la cantina si trova a Montecchia di Crosara, molto vicino a Terrossa di Roncà.

La produzione annuale arriva a circa 100.000 bottiglie.

Guidato dal titolare, ho avuto il piacere di provare alcuni dei “gioielli” di questa cantina ed ora proverò a raccontarveli…

Soave DOC Colli Scaligeri, 2014.

Vino da 13 gradi alcolici, è in commercio dallo scorso aprile.
Questo è l’entry level del Soave di questa azienda.
65 g/l di solforosa, 18 mesi sulle fecce fini. Uve da alta collina, terreni vulcanici, vendemmia a mano, grappoli selezionati. Macerazione a freddo (a 4/5 gradi) per 18/24 ore, in saturazione di azoto. Questo vino effettua una fermentazione malolattica naturale, prima dell’imbottigliamento e di alcuni mesi di affinamento.
Garganega 100%, con vigneti in conversione biologica.

Giallo paglierino, acceso, brillante, abbastanza consistente.
Naso intenso, Abbastanza complesso e fine: fiori gialli, leggera camomilla, erbaceo.
In bocca è secco, caldo, morbido, fresco, sapido. Equilibrato, fine, armonico ed abbastanza persistente.
Beverino ma già con una certa complessità in bocca. Si presta ad aperitivi con formaggi freschi ed a media stagionatura, primi piatti bianchi (trofie al pesto, zucchine e gamberetti), petto di pollo con salsa alle noci, salumi freschi.
Bottiglia elegante, numerata.

Soave superiore DOCG 2013.

Vino da 13,5 gradi, ottenuto da vigneti allevati a pergola, da defogliare a giugno e grappoli da “cimare” in annate calde e piovose. Talvolta si fanno prevendemmie oppure si buttano grappoli a terra verso fine agosto.
Inizia la fermentazione in acciaio e la completa in botte, con tutte le fecce, “battonate” insufflando azoto dal basso. Resta in botte o tonneau per due anni. Nel 2014 si è ritenuto opportuno non produrlo, per tanto tale annata non sarà mai in commercio.

Giallo dorato, brillante, consistente.
Fiori leggermente appassiti, naso intenso, complesso e fine. Ginestre, Menta, limone, lici…un rosso vestito di bianco.
In bocca è secco, caldo, morbido, fresco e sapido. Pieno, rotondo, lungo…Un bianco importante, con un naso che non stanca mai e che rivela sempre qualcosa di nuovo.
Da bere con formaggi e salumi stagionati, zuppe di pesce senza pomodoro, carne alla brace…la sua morbidezza bilancia le note amare del bruciato della carne. Risotto alla zafferano o ai quattro formaggi.
Progetto da sviluppare con le fecce: dado da brodo, confettura per cucinare.

Sauvignon IGT Veneto Monte Calvarina, 2015.

13 gradi alcolici per questo vino ottenuto da due ettari di vigneto posti a seicento mslm, su terreni vulcanici. È importante avere sbalzi termici notevolii in prevendemmia, durante settembre, prima della vendemmia che avviene a fine settembre.

Giallo paglierino, brillante, abbastanza consistente.
Il naso ha i classici sentori del Sauvignon, ma un po’ più rustici ed erbacei rispetto alla maggior parte dei vini prodotti da questo vitigno. Ciò lo rende molto più interessante, intenso, complesso e fine: peperone, erbaceo, menta, fiori bianchi e gialli.
Secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido.
Un Sauvignon che non stanca (e chi mi conosce sa che io non sono un fan dei Sauvignon). Versatile, da gustare con zuppe di legumi, bruschette, ma anche sushi e tartarre di salmone.

Durello 36.

Bollicina da 12.5 gradi alcolici.
Il Durello è un vitigno autoctono della prov. di Verona e Vicenza, molto acido, minerale e basso di gradazione: ottimo per i tagli. Ricco di acido malico, vitamina c ed acido ascorbico, era una sorta di integratore naturale per le flotte che dovevano affrontare molti mesi di traversate.

I vigneti si trovano tra i 400 e i 600 mslm e crescono su terreni vulcanici, in grado di dar luogo a vini molto longevi.
In particolare questo vino è ottenuto a seguito di una rifermentazione metodo champenoise di 36 mesi sui lieviti che dà vita ad un vino spumante di qualità prodotto in regioni determinate.
85% Durello e 15% Pinot Bianco, per il 60% del 2012 e per il restante 40% del 2013.
Tra luglio ed agosto si procede alla realizzazione della cuvee ed alla presa di spuma in bottiglia, dove poi il vino stazionerà, per l’appunto, per 36 mesi.

Giallo dorato, cristallino, bollicina fine, persistente e numerosa.
Naso intenso, abbastanza complesso, fine: tipici sentori di lievito (crosta di pane) e fiori gialli.
Secco, abbastanza caldo, abbastanza morbido, molto fresco, sapido. Bollicina elegante, molto beverina. Vino armonico, fine, lungo in bocca e con un retrogusto morbido che lo rende perfetto per gli antipasti di pesce freddi, formaggi, salumi grassi.

Durello Superiore 2008.

13 gradi alcolici per questo vino grasso, corposo, saporito, dal retrogusto morbido….un vino di una longevità meravigliosa, giallo paglierino carico.
No legno, ma fiori surmaturi al naso. Un vino delizioso che ha ancora davanti moltissimi anni.

Per concludere, Sandro ha deciso di farmi uno stupendo regalo, invitandomi ad assaggiare una vera rarità:
il Garda DOC Pinot Bianco 2007.

Solamente nel 2007 è stato realizzato un Pinot Bianco in purezza ed io ho avuto il piacere di provarlo. Un vino  da 14,5 gradi, giallo oro, intenso, ma non particolarmente complesso al naso (camomilla); in bocca è grasso, morbido, perfetto con formaggi e salumi stagionati e speziati, ma anche da provare con la frutta estiva, tipo il melone, cantucci e biscotteria.

Come sempre, sulla pagina Facebook di CulturAgroalimentare è disponibile un album con tutti gli scatti di questa splendida visita. Inoltre, una piccola informazione in più per i nostri lettori: oltre al Brand Sandro De Bruno, l’Azienda commercializza alcune sue referenze anche sotto il nome di “Terre di Terrossa“, marchio realizzato appositamente per uscire sul mercato con una fascia di prezzi inferiore e con bottiglie dotate di tappo Stelvin.

Torneremo a parlare più avanti di questo Brand, perchè si tratta di una linea davvero molto interessante…

Stay tuned… 

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