#CulturEnoica – Piccolo focus sul Barolo

22 settembre 2017
Posted in CulturEnoica
22 settembre 2017 Raffaello De Crescenzo

Camminando per le vie del Barolo

Appunti da una delle zone vitivinicole più belle d’italia.

Oggi voglio fare una digressione su un territorio che, in Italia e non solo, è associato ai grandi Vini: la zona del Barolo, noto anche come “il re dei vini, il vino dei re”.
Ci troviamo nel Cuneese, tra le colline delle Langhe, a pochi chilometri a sud della città di Alba.

Undici sono i comuni che possono fregiarsi di dare le origini a questo nobile Rosso: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, La Morra, Monforte d’Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d’Alba, Novello e Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

La storia dice che furono proprio il Conte Camillo Benso Conte di Cavour, assieme a Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo, ad avviare, verso la metà dell’Ottocento, la produzione di un vino “eccezionalmente ricco et armonioso”, che sarebbe poi diventato il simbolo enologico del Piemonte dei Savoia sui banchetti di tutta Europa.

L’uva utilizzata per la produzione del Barolo è il Nebbiolo, i cui vigneti deputati alla produzione devono rispondere a tutta una serie di requisiti: a cominciare dai terreni, che devono essere posti a non meno di 170 metri s.l.m. e a non più di 540 m s.l.m., argillosi e/o calcarei, con giacitura esclusivamente collinare, disposti in modo da poter essere sufficientemente soleggiati.

Il sistema di allevamento consentito è la controspalliera Guyot, con una densità dei nuovi impianti e dei reimpianti non inferiore a 3.500 ceppi per ettaro.

Il Barolo era, ed è, noto per la sua struttura e per un bouquet complesso ed avvolgente, in grado di evolvere con finezza nel tempo, senza perdere le sue caratteristiche organolettiche. Questo vino richiede un invecchiamento di almeno 38 mesi, di cui 18 in botti di legno, a decorrere dal 1º novembre dell’anno di produzione delle uve.

Precedentemente all’attuale disciplinare, questo vino è stato riconosciuto DOC con DPR il 23.04.1966 (G.U.146 – 15.6.1966); successivamente è stato riconosciuto DOCG con DPR 01.07.1980 (GU 21 – 22.01.1981), modificato con DM 30.09.2010 (GU 239 – 14.10.2010), di nuovo modificato con DM 26.11.2010 (GU 241- 16.12.2010 (S.O. n° 279)) e infine modificato con DM 30.11.2011 (Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza – Vini DOP e IGP).

Secondo il disciplinare del 1980 “il “Barolo risultava un vino ottenuto dalla fermentazione di uva Nebbiolo nelle sue tre varietà Michet, Lampia e Rosé (quest’ultimo è stato recentemente dimostrato essere un vitigno differente dal Nebbiolo, anche se probabilmente uno suo stretto parente) in purezza”, con le seguenti caratteristiche:

– resa uva=80 q,
– resa vino=65,0%,
– titolo uva=12,5%,
– titolo vino=13,0%,
– estratto secco=23,0‰.

L’invecchiamento richiede un minimo di 3 anni, a decorrere dal 1º gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, di cui almeno 18 mesi in botti di rovere o castagno, con dicitura “Riserva” se invecchiato per un periodo minimo di 5 anni, con almeno 18 mesi in botti di rovere o castagno.

Una delle prime cantine che si incontrano seguendo la “Strada del Barolo” è la Cantina dei Marchesi di Barolo, che si trova nel palazzo prospiciente il Castello dei Marchesi Falletti, location suggestivamente protetta da dolci colline.

Non solo Barolo, ma anche Arneis, Moscato d’Asti, Nebbiolo, Barbaresco, Barbera e soprattutto…il mitico Barolo Chinato!!

Una zona d’Italia assolutamente da visitare…e da gustare!!

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