Salvare il suolo si può: i 10 punti per vincere una sfida mondiale

29 gennaio 2018 Raffaello De Crescenzo

Nella giornata di giovedì 25 gennaio si è tenuto il convegno “Prenditi cura del pianeta, inizia dal suolo”. Presentazione del Decalogo per il suolo svoltosi, dalle ore 9 alle 17.30, presso l’Aula Magna della Regione Emilia-Romagna (Viale Aldo Moro 30). 

Il convegno, patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna ed organizzato da Accademia Nazionale di Agricoltura in collaborazione con FAI – Fondo Ambiente Italiano, SISS (Società Italiana Scienze del Suolo) e SIPE (Società italiana Pedologia), ha voluto attirare l’attenzione sul tema della salvaguardia del suolo al fine di arrivare, risorsa naturale non rinnovabile, sotto il profilo della produzione agricola sostenibile, alimentare, turistica, della biodiversità e del paesaggio, mediante la formulazione di un “Decalogo”, che ha fornito possibili azioni da mettere in atto per contribuire alla gestione sostenibile di una risorsa naturale non rinnovabile.

In Italia, nel 2016, sono stati raggiunti valori superiori al 7,6% di superfici produttive irreversibilmente perdute a causa del consumo di suolo. E’ fondamentale, allora, proporre comportamenti utili da compiere per tutelare e salvaguardare una delle risorse principali del Pianeta.

“Il suolo – dichiara Carmelo Dazzi, Università di Palermo, è un organismo vivente – si origina dall’interazione tra le diverse sfere dell’ecosistema, ovvero, litosfera, idrosfera, atmosfera e biosfera. Il suolo, dunque, è una formazione della superficie terrestre di limitato spessore, ma che contiene in sé molti elementi di tipo minerale e organico. Il suolo respira e vive attraverso i suoi elementi di vita e se questi sono intaccati viene minato al cuore la sua stessa sopravvivenza”.

“Centinaia di anni – prosegue Livia Vittori Antisari, Università di Bologna, nel punto Proteggi il suolo: è una risorsa non rinnovabile – impiega il suolo a divenire produttivo. E’ dunque un sistema particolarmente vulnerabile nel caso in cui si intervenga con interventi scorretti come alterazione e contaminazione chimica, scadenti attività agronomiche, ricaduta di sostanze nocive (metalli pesanti e elementi tossici). Tra tutti, ovviamente, la cementificazione rappresenta il pericolo principale”.

“I cambiamenti climatici – hanno sostenuto Giuseppe Corti e Stefania Cocco, Università Politecnica delle Marche, nel punto Difendi il suolo dall’erosione – provocano sul suolo effetti negativi legati, soprattutto, sia alla mancanza che all’eccesso di acque causate da precipitazioni assenti o eccessive. Nel primo caso si verificano fenomeni di aridità mentre, nel secondo, fenomeni di erosione. L’erosione provoca diminuzione della fertilità del suolo, oltre a creare fenomeni di dissesto idrogeologico, come capitato spesso negli ultimi anni in Italia”.

“Molti casi – ha esaminato Paola Adamo, Università di Napoli, nel punto Sostieni la qualità dei suoli – anche in Italia, evidenziano la contaminazione del suolo che, a differenza delle risorse primarie quali acqua e aria, non si osservano se non dopo molti anni. Questi sono soprattutto visibili per l’impoverimento della produzione agraria o della morìa di piante e microfauna del suolo. Tutto questo è dovuto all’accumulo di elementi potenzialmente tossici quali metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze nocive”.

“Ogni suolo – continua Sara Marinari, Università della Tuscia, nel punto Sostieni la qualità dei suoli – ha delle peculiarità legate all’ecosistema in cui si è formato e di conseguenza presenta delle specifiche vocazioni per sostenere coltivazioni o presenze vegetali specifiche. Di conseguenza ogni suolo va preservato in funzione delle sue caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche cercando di evitare fenomeni di disequilibrio tra le diverse componenti che caratterizzano la fertilità del suolo”.

“In funzione delle sue caratteristiche – ha detto Marcello Mastrorilli, CREA nel punto Riduci gli sprechi e nutri il suolo – il suolo è in grado di produrre determinati prodotti utili per la nutrizione umana ed animale. Un eccessivo sfruttamento, quindi, può portare a un duplice, e comunque dannoso, risultato: un progressivo impoverimento del suolo e una diminuzione della produzione agricola o, in altri casi, un surplus di produzione. Un esempio può essere quella della produzione di agrumi Italiana dove, circa il 20%, viene mandata al macero in quanto eccessiva con gravi danni per l’ambiente e un forte spreco alimentare”.

“I micro-organismi del suolo – sottolinea Anna Benedetti – rappresentano la macchina eco-sistemica per la vita del suolo. Tale massa vivente costituisce quindi un sistema di biodiversità che, se viene impoverita a causa soprattutto dell’eccesso di diserbanti e fitofarmaci, può nel tempo insterilire la capacità nel suolo di degradare i materiali che vi sia accumulano”.

“L’Italia è un esempio particolare di diversità – ha continuato Giuseppe Lo Papa, Università di Palermo nel punto Tutela il suolo per la protezione del paesaggio delle tipologie di suolo che si evidenziano attraverso tipologie cromatiche (suoli rossi, neri, grigi, bruni) in grado di condizionare le caratteristiche morfologiche e estetiche del territorio e quindi nel diversificare le tipologie di paesaggio presenti nel nostro Paese”.

“Come sostiene la FAO – afferma Edoardo Costantini – un suolo sano produce cibi sani fornendo prodotti alimentari vegetali e animali di grande qualità. Ovviamente, e questo capita con sempre più costanza negli ultimi decenni anche in Italia nonostante i sempre rigorosi controlli, un suolo contaminato o eccessivamente trattato con sostanze chimiche, oltre a diminuire la sua produttività, immette sul mercato prodotti che hanno il rischio di contaminazione per il consumatore.

“Purtroppo solo 132 paesi nel mondo– conclude Costanza Pratesi, FAI nel punto Divieni ambasciatore del suolo – hanno aderito alla campagna Global Soil Partnership promossa da FAO e UNESCO. L’Italia è tra questi, ma il costante controllo per una tutela della risorsa del suolo finalizzata a un miglioramento della produzione alimentare nei prossimi anni, si inserisce nella finalità dell’obiettivo di questa campagna, ovvero, la necessità di incrementare la produzione agricola mondiale di circa il 60% entro il 2050. Se si tiene conto che attualmente il 33% dei suoli della terra è improduttiva o scarsamente produttiva, il raggiungimento di quella richiesta diviene una scommessa per l’intera umanità”.

A conclusione del convegno – il Prof. Gilmo Vianello, Accademico dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e promotore della giornata, ha terminato così: “In sintesi il suolo è una risorsa non rinnovabile; la sua conservazione è essenziale per la sicurezza alimentare e il futuro sostenibile della vita animale e vegetale. In Italia l’ultima delle numerose proposte di legge presentate al Parlamento dal 1980 ad oggi, riguardante il “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato“ (disegno di legge n. 2383) dopo l’approvazione della Camera dei Deputati nel maggio 2016 si è praticamente arrestata a Palazzo Madama per l’impossibilità di trovare un punto d’incontro tra la posizione del Senato e quella delle Regioni. Nel nostro Paese il trend del consumo di suolo è progressivamente in crescita raggiungendo nel 2016 valori superiori al 7,6% di superfici produttive irreversibilmente perdute, a fronte del 2,7% del 1956. Alcuni territori provinciali, quali Milano, Monza, Napoli, hanno superato il 30% di consumo irreversibile di suolo. Il Fondo Ambiente Italiano (FAI) in collaborazione con la Società Italiana della Scienza del Suolo (SISS), Società Italiana di Pedologia (SIPE) e Accademia Nazionale di Agricoltura (ANA) attraverso la presentazione del “Decalogo del Suolo” intendono sollecitare le Istituzioni Pubbliche ed il prossimo costituendo Parlamento a voler legiferare per la valorizzazione del suolo non a fini insediativi ed infrastrutturali, ma come patrimonio produttivo agricolo, alimentare e turistico, salvaguardando la biodiversità e l’estetica del paesaggio”.

Relatori:
Carmelo Dazzi, Università di Palermo
Livia Vittori Antisari, Università di Bologna
Paola Adamo, Università di Napoli
Sara Marinari, Università della Tuscia
Marcello Mastrorilli, CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria
Anna Benedetti, CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria
Giuseppe Lo Papa, Università di Palermo
Edoardo Costantini, CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria
Costanza Pratesi, FAI – Fondo Ambiente Italiano

Moderatore:
Roberto Zalambani, Segretario Generale UNAGA-FNSI (Unione Nazionale Associazione Giornalisti Agricoli-Federazione Nazionale Stampa Italiana).

 

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