Il vino e le sue bottiglie: forme, nomi e dimensioni. Un viaggio culturale
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Il vino e le sue bottiglie: forme, nomi e dimensioni

Il mondo del vino sta conoscendo, negli ultimi anni, un interesse crescente e sempre più diffuso: si tratta, infatti, di un settore estremamente affascinante, dove aneddoti, storia, chimica e geografia si intrecciano indissolubilmente.

Tuttavia, vi sono cose che spesso si danno per scontate, sulle quali non ci si interroga, ma che racchiudono una mole considerevole di informazioni, di cultura e a volte anche di storia…

Vi siete mai chiesti, ad esempio, come mai le bottiglie di vino hanno solitamente una capacità di 750 ml? Da dove proviene questa specifica dimensione?

La capacità di una bottiglia di vino si è normalizzata nel corso del XIX secolo, semplicemente per motivi pratici, aventi, però, una base storica: i principali clienti dei produttori di vini francesi all’epoca, infatti, erano gli inglesi che, però, adottavano un’unità di misura differente. L’unità di volume degli inglesi, infatti, era il “gallone imperiale”, equivalente a 4,54609 litri; ecco allora che 50 galloni, corrispondono ad una botte da 225 litri, la classica barrique, che a sua volta equivale a 300 bottiglie da 750 ml.

Inoltre, se consideriamo che un’equa quantità di vino da versare in un calice da degustazione è pari a 125 ml, ecco che da una bottiglia si verranno ad ottenere esattamente 6 bicchieri.

Numeri e storia continuano ad intrecciarsi anche per quanto riguarda i diversi formati di bottiglie, con i loro nomi. La classica bottiglia da 750 ml, che potremmo definire standard e che può avere forme svariate, non è infatti l’unica deputata ad accogliere il nettare di Bacco. Sarà capitato a molti di notare bottiglie da litro e mezzo, spesso commercializzate all’interno di una scatola di legno: un packaging elegante, per occasioni speciali: si tratta della Magnum, un tipo di bottiglia, generalmente modello champagnotta, in passato usata spesso per champagne o altri vini spumanti.

Raddoppiando le dimensioni, eccoci arrivare alla Jeroboam, il formato da tre litri che prende il nome dal primo re del regno settentrionale di Israele, salito al potere dopo la morte di Salomone.

Bottiglie di queste dimensioni sono riservate ai vini fermi e talvolta sono chiamate Double Magnum, con una capacità tale da contenere abbastanza vino da riempire quattro bottiglie standard da 750 ml.

Più di rado, invece, è possibile incappare nella bottiglia da 4,5 litri: la Rehoboam. Questo formato prende il nome da un figlio di Salomone che succedette a suo padre come re di Israele.

È importante notare che le Rehoboam sono bottiglie per spumanti; negli Stati Uniti d’America, inoltre, le normative pretendono che le bottiglie di questo tipo siano necessariamente da litro intero: in questo caso, dunque, troveremo anche bottiglie da 5 litri, invece che da 4,5.

Aumentando ancora il formato di un altro litro e mezzo, eccoci arrivare alla bottiglia da 6 litri, comunemente chiamata Mathuzalem. Si tratta dello stesso nome appartenuto all’uomo più vecchio della Bibbia, che visse fino all’anno 969. È possibile che chiunque abbia scelto di chiamare così questa bottiglia di vino sapesse che una dimensione tale avrebbe richiesto un tempo molto lungo di affinamento… Se usato per contenere vino Bordeaux, questo formato è conosciuto anche come Imperiale.

Si continua poi a crescere di formato, di tre litri in tre litri, con bottiglie sempre più voluminose e difficili sia da trovare che da maneggiare, per arrivare alla mitica Melchiesedech o Midas, bottiglia da 30 litri, equivalente a 60 bottiglie standard, con cui riempire ben 240 bicchieri.

Questo formato è stato giustamente definito come la “Regina delle bottiglie” ed è molto difficile da reperire sul mercato. Anche il suo nome, ovviamente, è regale: Melchiesedech, infatti, nella Bibbia era il nome di un prete, ma anche del re di Salem, mentre Midas è il nome appartenuto a molti re nel corso della storia.

In generale, nei formati di dimensioni maggiori vengono conservati i grandi vini, i vini in assoluto ritenuti migliori, quelli più pregiati, da bere, appunto, nelle grandi occasioni. Ciò perchè il vino nelle grandi bottiglie si conserva meglio ed è per questo che sono ricercate dai grandi collezionisti di vino di tutto il mondo. Com’è facile immaginare, il prezzo di queste bottiglie di vino pregiato cresce al crescere del formato, ma la crescita è più che proporzionale.

Tuttavia, ai fini del corretto affinamento del vino, è lecito chiedersi quali, tra tutti questi formati, siano quelli che offrono le migliori garanzie. Per rispondere, dobbiamo considerare lo spazio di testa, vale a dire lo spazio nel collo della bottiglia, al di sotto del tappo, in cui non è presente vino: questo deve essere il minore possibile, per far si che l’ossigeno a contatto con il liquido sia ridotto e ciò si verifica sia nelle bottiglie da litro e mezzo che in quelle da 6 litri, vale a dire, sia nella Magnum che nella Mathuzalem.

Sembra quasi che dentro ad una singola bottiglia, si celi un mondo intero… Ma tutto ciò che oggi diamo per scontato, è sempre stato come ci si presenta? Sarebbe, ad esempio, possibile conservare il vino in un contenitore di materiale diverso dal vetro?

Attualmente la risposta è negativa, poiché il vetro è il materiale che meglio riesce a mantenere nel tempo le caratteristiche organolettiche del vino; eppure il matrimonio tra questo materiale ed il prezioso nettare di Bacco è abbastanza recente: le prime bottiglie di vetro utilizzate per conservare il vino comparvero, infatti, solo intorno al 1650.

I contenitori e le bottiglie di vetro esistevano già da lungo tempo, ma il design e la qualità del vetro ne limitavano tantissimo l’utilizzo; fino ad allora i contenitori per eccellenza del vino erano state le botti di legno, da cui il vino veniva prelevato poco prima di essere portato sulle tavole dei consumatori, con caraffe o accessori simili.

Intorno al 1650 però, diversi mastri vetrai europei cominciarono a sperimentare nuove forme di bottiglie e tipologie di vetro, sempre più resistenti; fu grossomodo in quel periodo, inoltre, che anche i tappi in sughero fecero la loro comparsa e fu così che ebbe inizio il lungo viaggio di nozze della bottiglia di vetro con il vino…

Nel corso degli anni sono state realizzate bottiglie di tutte le forme e colori, ma solo un numero limitato di esse si è affermato come standard de facto.

BordoleseLa Bordolese, originaria della zona di Bordeaux, con la sua caratteristica forma cilindrica, presenta spalle molto accentuate e un collo corto ed è tra le bottiglie più utilizzate al mondo per l’imbottigliamento dei vini fermi di qualsiasi tipologia. Generalmente di colore verde e marrone, per i vini rossi e spesso anche per i vini bianchi, può essere incolore per i vini bianchi, soprattutto nella zona di Bordeaux e per il blasonato Blangè di Ceretto.

BorgognonaLa Borgognona (o Borgognotta), anch’essa originaria della Francia, ma della zona della Borgogna, ha forma cilindrica, spalle slanciate e collo lungo; è molto utilizzata nel mondo prevalentemente per i vini bianchi, anche se in Borgogna è indifferentemente utilizzata sia per i vini bianchi sia per quelli rossi.

RenanaLa Renana o Alsaziana, invece, è originaria delle zone del Reno e dell’Alsazia. Ha una forma slanciata particolarmente elegante, senza spalle e senza rientranza alla base ed è generalmente utilizzata per i vini bianchi di facile beva, che non lasciano deposito e che vanno consumati in breve tempo, o anche per i vini rossi alsaziani a base Pinot Noir, vitigno che produce scarsi sedimenti.

ChampagnottaLa Champagnotta, altra bottiglia di origine francese, proviene dalla zona della Champagne e viene utilizzata in tutto il mondo per i vini spumanti. È molto simile alla Borgognona ma presenta un fondo molto più concavo e un vetro decisamente più spesso e pesante, in grado di resistere alla pressione esercitata dalle bollicine. Per lo stesso motivo, presenta un rigonfiamento nella parte finale del collo dove viene fissata la gabbietta metallica che protegge e blocca il tappo.

La Champagne Cuvee deriva dalla precedente e presenta una base più allargata e un collo più lungo.

L’Albeisa, bottiglia simile alla Borgognona utilizzata in Piemonte, ha una forma allungata ed affusolata e viene utilizzata soprattutto per i vini rossi della Langa, quali Barolo, Barbera e Dolcetto; è quasi sempre di colore marrone, per permettere un migliore affinamento del prodotto. Tale bottiglia fu introdotta all’inizio del Settecento dai produttori albesi per contraddistinguere i propri vini.

Qualunque sia la bottiglia che vi troviate a stappare, ricordatevi sempre di condiverne il piacere con qualcuno a cui tenete: sarà il miglior modo per apprezzarla e scaldarvi il cuore.

Come disse, infatti, lo scrittore ed intellettuale statunitense Clifton Fadiman: “Una bottiglia di vino implica la condivisione; non ho mai incontrato un amante del vino che fosse egoista.”

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