13 aprile 2014 Raffaello De Crescenzo

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Riuscire a riordinare le idee, le emozioni, le impressioni, i sorrisi e le speranze che ci si porta a casa dopo una giornata “immersi” nel mondo del vino, in occasione di quello che è uno degli eventi di settore più importanti del nostro Paese, mi ha richiesto alcuni giorni.

Anche quest’anno il Vinitaly chiude i battenti dopo aver mostrato un po’ di questo universo, fatto di sacrifici e passione, che tanto ci affascina e ci intriga. Questa grande fiera è sempre una bella occasione di studio e di crescita per chi, come me, va a Verona per poter accrescere il proprio bagaglio di conoscenze enoiche e confrontarsi con i produttori di tutta Italia.

Personalmente mi ritengo soddisfatto da quanto assaggiato e sento di poter dire che, ormai, il livello medio delle produzioni è decisamente alto ed i vini italiani meritano sempre di più il riconoscimento di critica che stanno riscontrando.

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Ho voluto iniziare confrontando alcuni Cartizze di Valdobbiadene, direttamente presso lo Stand della Regione Veneto. Particolarmente interessante quello di “Astoria“, accattivante anche nella bottiglia. Sicuramente un prodotto che può avere un bel mercato. Leggermente meno entusiasmante quello dell’azienda “Mionetto“, pur sempre valido.

Ho poi incontrato l’azienda “Ronfini“, che, nella mia breve esperienza da agente/organizzatore di eventi nel mondo del vino, era tra i produttori che maggiormente riuscivo a proporre positivamente sul mercato. Ho voluto assaggiare il prosecco superiore DOCG extra dry che mi ha colpito soprattutto per la sua bollicina fine e persistente.

3 prosecchi (tra 83 e 86 i miei punteggi per questi vini) per mettermi a mio agio ed iniziare a salire un po’… Mi sono, quindi, spostato presso uno degli stand dedicati al Piemonte per incontrare l’azienda “La Bollina“, con cui avevo appuntamento. Ho cominciato con un bianco decisamente importante: l’Armason. Uno Chardonnay da 14%, che si fa apprezzare soprattutto per le note di miele di castagno, ben distinguibili anche in bocca. Sicuramente un vino non semplice per il mercato e per chi cerca qualcosa di pronta beva, ma comunque un buon prodotto. Più interessante il Beneficio (da uve Cortese e Chardonnay), ampio, con una buona persistenza e una bella mineralità. Ottimo per antipasti e pasta ai 4 formaggi. Ho poi voluto provare la Bicocca, un Monferrato DOC Rosso, dal colore vivo e dall’interessante sentore di ciliegia, con un tannino presente, ma non pesante e che lascia presagire la possibilità di affinarsi ulteriormente nei prossimi 12/24 mesi. Per concludere, da grande fan dei vini passiti, mi sono fatto stappare il Moufì, da uve stramature di Cortese e Chardonnay: ottimo per la rispondenza dei sentori di pesca e miele al naso ed in bocca.

Mi sono poi spostato allo stand dell’azienda “La Granera” dove ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere col titolare, il sig, Giuseppe Grasso, assieme a cui assaggiato il Granplin, uno spumante brut ottenuto da Arneis e un 30% di Chardonnay, che inizialmente non mi ha impressionato, ma che ho rivalutato in abbinamento al risotto con il gorgonzola. Davvero ideale questo accostamento. Ho quindi provato il loro Roero Arneis DOCG del 2013: un Arneis 100% in cui si avverte bene il biancospino e che presenta un’ottima freschezza. Un prodotto sicuramente interessante per chi vuole fare aperitivo, ma senza adoperare bollicine ed in abbinamento con formaggi stagionati.

Mi sono, quindi, diretto alla ricerca dello stand delle Marche, che ho scoperto essere inserito in un grande padiglione, assieme ad altre aziende del Piemonte. Fra queste, salta all’occhio la “Tenuta San Pietro“, per l’imponenza e la bellezza del suo stand. Attratto come un’ape dal polline, ho deciso di provare un loro vino: il Mandorlo. Così chiamato perchè le viti di Cortese da cui viene realizzato sono sovrastate da un mandorlo, che trasferisce agli acini d’uva qualcosa della sua aromaticità; questo vino, come tutti quelli di questa azienda, può fregiarsi dell’appellativo di “biodinamico”. Mi hanno addirittura detto di riuscire a coltivare due viti franche di piede, poichè resistenti alla fillossera: la Gorrina e l’Orma Romea. Davvero affascinante….

Finalmente sono riuscito a raggiungere lo stand delle Marche dove mi sono concentrato solo su 3 cantine: Santori, Vallerosa Bonci e Borgo Paglianetto. Non per essere campanilista, ma tutti i vini provati sono stati meritevoli di un mio personale punteggio mediamente più alto rispetto alla maggior parte dei vini provati durante la giornata. Nota di merito al San Michele 2011 di Vallerosa Bonci: il classico Verdicchio dei Castelli di Jesi potente e complesso, che porterei con me ad una cena con americani per far fare bella figura al mio territorio.

Mi sono voluto regalare delle stimolanti incursioni in Calabria e dai produttori di Lazio e Campania giusto per riassaggiare qualche Cirò, un Cesanese del Piglio ed un Greco di Tufo, prima di tornare a salutare gli amici della Cantina Monti delle Colline Teramane e concludere in bellezza il mio Vinitaly 2014, con il Cerasuolo, ma soprattutto il Senior 2008, fresco vincitore della corona dei “Vini Buoni d’Italia”. Persone positive realizzano spesso cose belle e i premi ne sono la giusta conseguenza.

Giornate come queste vorrei che non finissero mai, ma purtroppo sono dovuto rientrare a casa….fortunatamente senza l’onere di guidare…

Come sempre, altre foto dell’evento sono presenti sulla nostra pagina facebook (contenitore di tutti gli scatti realizzati…).
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